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G. Cavità Artificiali
Gruppo Cavità Artificiali
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Presentazione del Gruppo
 

Il Gruppo Cavità Artificiali (G.C.A.), costituito in seno alla Società Alpina delle Giulie di Trieste in data 7 ottobre 1998 da 30 soci, ha quale oggetto sociale l'individuazione, lo studio, e - ove possibile - il ripristino e la valorizzazione di cavità artificiali o di cavità naturali artificialmente modificate, con particolare riguardo alle opere belliche della Prima Guerra Mondiale presenti in ambito regionale.

Il gruppo è aperto ad ogni collaborazione con altri gruppi di ricerca (o singoli studiosi) volta alla realizzazione dell'iniziativa di recupero e valorizzazione dell'area del Monte Ermada. Sarà gradita quindi qualsiasi offerta di contributo. Particolarmente apprezzata ogni documentazione storica (foto d'epoca, piantine, ecc.) che possa risultare utile per una migliore comprensione della conformazione originaria e delle tecniche costruttive delle opere da restaurare.

Il gruppo si riunisce nella sede dell'Alpina il lunedì e il venerdì sera, dalle 18 alle 19.30; (se vieni sarai sempre il benvenuto). Se sei interessato a meglio conoscere questo piccolo lembo della tua terra, se ritieni giusto e doveroso contribuire a salvare questi umili monumenti che al di la di ogni retorica danno il senso di quella che fu la Grande Guerra, se vuoi vivere contribuendo a scrivere - e non solo a leggere - la storia, . Ti assicuriamo un po' di fatica, ma tanta soddisfazione a contatto con la natura. Il Gruppo abbisogna per l'espletamento della sua attività di topografi, storici, botanici, sterratori, carpentieri, muratori. Manovali. Alcuni ci sono già, ma le braccia non sono mai troppe.

Responsabili
 
Flavio Vidonis, Vatta Ervino, Brandi Edgardo, Sgai Claudio
 

L'attivita' del gruppo

Ai margini nord occidentali dell'altopiano carsico che guarda il mare, si erge poderoso il monte Ermada, grande fortezza austriaca delle Grande Guerra "dimenticata", che da 80 anni giace nell'oblio. Tanti ne hanno parlato, pochi vi hanno lavorato per riportare alla luce trincee, fortini, bunker, eguagliando le fatiche dei nostri soldati, anzi dei nostri nonni.

Noi del Gruppo Cavità Artificiali, con l'aiuto appassionato fisico e morale di alcuni soci della Commissione Grotte "E. Boegan", abbiamo rotto questo lungo silenzio scavando nel fango, rimovendo ramaglie secche e riportando così alla luce cavità ostruite da frane e smottamenti attorno alle quali sono stati ricostruiti muretti al fine di rendere, almeno in parte, fruibile a tutti un patrimonio storico altrimenti sempre più nascosto e dimenticato.

Fig. 1 Fig. 2 Fig. 3
 
Fig. 1 - Lavori sul dosso di una trincea
Fig. 2 - Installazione di una targa di riconoscimento
Fig. 3 - Lavori all'interno di una grotta naturale attrezzata
 
Una "tana di volpe"

L'area interessata dalle nostre ricerche, chiamata dai Comandi austroungarici "Meersektor" (settore del mare), rappresentava il segmento più meridionale della grande linea di difesa dell'Isonzo. Essa aveva una propria particolare fisionomia, datale dal massiccio del Monte Ermada che con le sue tormentate dorsali e profonde doline si estende per oltre 5 km da Nord a Sud (dal vallone di Brestovizza al mare, nei pressi delle paludi del Lisert), costituendo un formidabile baluardo naturale a difesa della città di Trieste, obiettivo principale dell'offensiva italiana ma territorio ritenuto irrinunciabile da parte dell'Austria-Ungheria.

 
   
Fortificazione sul Dosso delle trincea  

Lungo la dorsale dell'Ermada, l'esercito austriaco costruì quindi la più potente linea di difesa di tutto il fronte dell'Isonzo. I lavori, iniziati nel 1915 all'entrata in guerra dell'Italia, vennero quindi via via potenziati mediante la realizzazione di chilometri di trincee, di ricoveri sotterranei, di "tane di volpe" e di camminamenti di raccordo, tutti scavati nella roccia calcarea. Numerose le fortificazioni ipogee e - dove esistenti - furono adattate ed utilizzate, quali ricoveri truppe e magazzini-depositi, anche cavità carsiche naturali.

 

Il programma del gruppo

Il programma del GCA, la cui completa realizzazione comporterà ancora molti anni di lavoro, comprende:

- la ricerca, l'identificazione il posizionamento e il rilevamento topografico delle opere belliche, ai fini della realizzazione di un archivio informatico regionale delle cavità artificiali;
- il collegamento dei siti ritenuti piu' interessanti con un itinerario da individuare nella boscaglia;
- la redazione di una carta topografica riportante tutti i siti e gli altri elementi notevoli del territorio;
- la disostruzione e il recupero dell'agibilita' delle opere di maggior interesse storico e turistico.

 

I lavori iniziati con la ricerca delle cavita' di guerra, dei siti notevoli e dei percorsi trincerati si sono dimostrati complessi sia per l'assenza o l'irreperibilità di mappe dettagliate dell'esercito austro-ungarico, che per l'impenetrabilità della vegetazione, cresciuta rigogliosa ed incontrastata in tanti anni d'abbandono. Per rendere piu' agevole l'avvicinamento alla zona in cui si opera è stato individuato un itinerario che collega le principali opere belliche attraverso la boscaglia di scotano, realizzato seguendo, quando possibile, gli antichi tracciati di guerra. In questi ultimi tre anni di lavoro sono state reperite, posizionate ed identificate con numeri progressivi alcune centinaia di cavita' tra ricoveri sotterranei, caverne attrezzate e ripari di trincea.

E' stata quindi iniziata, assumendo come base di riferimento la Carta Tecnica Regionale in scala 1:5000, la realizzazione di una carta topografica riportante la posizione delle cavità censite col rispettivo numero d'identificazione, le trincee ed i camminamenti. Il lavoro sin qui effettuato non è da considerarsi esaustivo poiché molte cavità o altri siti di guerra sono probabilmente tuttora sconosciuti, nascosti dai viluppi della vegetazione che, tranne nel periodo invernale, risulta spesso pressoché impenetrabile. Considerato il gran numero d'opere belliche ritrovate, si è reso indispensabile provvedere ad una chiara identificazione dei siti, al fine di poterli reperire agevolmente sia sulla cartografia sia sul terreno.

E' stato quindi approntato un efficace sistema d'individuazione: su tutti i siti notevoli sono in corso d'applicazione delle targhe di riconoscimento di colore giallo, recanti in nero la scritta Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia - Catasto Grotte - Cavità Artificiali ed il numero assegnato al sito. Nello stesso tempo i dati di maggior interesse (coordinate, tipologia, note generali e storiche, ecc.) più planimetria, sezione longitudinale e relativa poligonale delle cavità di tutti i siti sono stati inseriti in un data base.

Allo stato attuale la maggior parte dei siti, sia ipogei sia epigei, appare diruta, parzialmente o totalmente ostruita da crolli e sedimentazione di pietre e terriccio e quasi occultata dalla vegetazione. Di fatto poche opere sono visitabili ed apprezzabili in condizioni di ragionevole sicurezza.

 
 
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Sezione delle grotte naturali attrezzate Karl e Zita

Dopo l'espletamento delle formalità necessarie, sono iniziati alcuni lavori di disostruzione nell'area in argomento. Notevoli sono stati quelli intrapresi per permettere la visita delle caverne di guerra "Karl e Zita" (sezione a fianco), due delle cavità più rilevanti di questo settore, ora collegate con un passaggio (prima impraticabile ma allargato artificialmente). Gli ingressi e alcune sale delle due grotte sono stati ripuliti dall'ingente materiale di crollo accumulatosi nel corso dei decenni e sono state attrezzate per renderne più agevole e sicuro il percorso. Il complesso risultante è d'alto interesse e può essere visitato in sicurezza da chiunque con il solo corredo di una fonte d'illuminazione. Altri siti notevoli sono attualmente oggetto di lavori di disostruzione al fine di renderli fruibili da parte di visitatori e studiosi.

 
 
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Fortificazione del M.te Cocco

La lettura della descrizione dei manufatti non rende giustizia agli stessi: è molto più emozionante visitarli direttamente; il visitatore - reverente pellegrino - non faticherà molto a trovarsi immerso in un mondo lontano più degli ottant'anni che ci separano da quegli eventi e a ricostruire la vita dei soldati che allora vi hanno vissuto, lavorato, combattuto. E spesso lasciato la vita.

 

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